C'è chi arriva al Torneo di Palo con vent'anni di storie da raccontare e chi, invece, arriva con la voglia di scriverne una da zero. Lupi e Racing Stanza Grande appartengono decisamente alla seconda categoria. Debuttanti, curiosi, pieni di entusiasmo e ancora alle prese con quel regolamento che per i veterani è una religione e per i nuovi arrivati sembra un incrocio tra un codice civile e una caccia al tesoro.
Già nei minuti precedenti al fischio d'inizio il direttore di gara viene tempestato di domande: "Ma qui è fallo?", "Da dove si batte?", "Quanti falli di squadra abbiamo?". "Posso palleggiare fuori campo senza che tu fischi la palla fuori" ......
Il Racing, però, dimostra subito di aver capito almeno una regola fondamentale: per fare palo bisogna tirare. E infatti Mattia Martin, veterano della compagnia in mezzo a tanti esordienti, lascia immediatamente il segno trovando il primo palo praticamente alla prima azione utile. Un biglietto da visita niente male per una squadra che si affaccia per la prima volta sulla piastra di Sant'Osvaldo.
I Lupi non si scompongono. Anzi. Con il passare dei minuti prendono confidenza con il campo e con quel palo nero con profili rossi che fino a pochi giorni prima avevano visto soltanto nelle foto. Randazzo Riccardo e Pittaro Giulio tengono la gara apertissima con due pali a testa, dimostrando che sotto la maglia degli esordienti batte un cuore decisamente competitivo.
Dall'altra parte, però, il Racing trova risposte da più protagonisti. Oltre alla tripletta del solito Martin, arrivano infatti i contributi di El Hamdi, Malaspina e Mazzuccato, sufficienti per costruire quel margine che alla fine farà la differenza.
Nel finale la temperatura sale più del previsto. Qualche parola di troppo, un paio di scintille e un'espulsione tra le fila dei Lupi interrompono momentaneamente una gara che fino a quel momento aveva raccontato soprattutto entusiasmo e voglia di imparare.
Finisce 6-4 per il Racing Stanza Grande, che bagna l'esordio con una vittoria preziosa. Ma il risultato conta fino a un certo punto. Perché sia Racing che Lupi hanno dimostrato di meritarsi il TdP. I primi per la qualità messa in campo, i secondi per lo spirito con cui hanno affrontato una disciplina tutta da scoprire.
E da queste parti, spesso, le storie migliori iniziano proprio così.
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