Ci sono strane partite che valgono una qualificazione per entrambe le squadre e che, alla fine, riescono nell'impresa di lasciare a casa tutti. Cicloni-Deportivo Lo Stanzino era esattamente una di quelle.
L'atmosfera del prepartita raccontava già tutto. Nessuna delle due squadre aveva voglia di sbagliare e il primo tempo ne è stata la naturale conseguenza. Pochi rischi, poche occasioni e tanta prudenza. Per lunghi minuti sembra prevalere la paura di perdere più che la voglia di vincere. Lo 0-0 con cui si va all'intervallo fotografa perfettamente una gara bloccata e nervosa.
La ripresa, invece, cambia completamente volto.
A rompere l'equilibrio è Filippo Faccin, uomo simbolo del Deportivo. Uno che in carriera ha disputato finali, semifinali e accumulato qualcosa come 88 pali al Torneo di Palo. Quando trova due volte il bersaglio nel giro di pochi minuti, lo Stanzino vede spalancarsi davanti la porta della qualificazione.
I Cicloni però sono fatti di una pasta particolare. Non hanno mai vinto il TdP, non hanno mai frequentato stabilmente le zone nobili del tabellone, ma da anni si presentano puntuali ogni estate con lo stesso entusiasmo. Alessandro Calore accorcia, Pietro Marinaro pareggia e Minazzato completa la rimonta. Nel giro di pochi minuti il Deportivo passa dall'euforia alla rincorsa.
Faccin riesce nuovamente a riportare il punteggio in equilibrio, ma l'episodio destinato a segnare la partita arriva poco dopo. Un fallo dello stesso Faccin genera qualche momento di tensione e da quel parapiglia emerge un doppio cartellino giallo. Una decisione che, col senno di poi, si rivelerà decisiva non solo per la gara ma per l'intero destino delle due squadre. Si arriva così al Golden Palo.
Per i Cicloni, però, il supplementare sembra avere il sapore della beffa. Quella sanzione disciplinare li condanna infatti all'eliminazione nei criteri di spareggio. In pratica, mentre si prepara il supplementare, i ragazzi sanno già che il proprio torneo è virtualmente finito.
A quel punto al Deportivo basterebbe superare una squadra ormai eliminata e con il morale sotto i tacchetti. Peccato che Paolo Illotti non sia minimamente d'accordo. Con il cronometro dei supplementari appena partito, il giovane ciclone lascia partire una conclusione dalla distanza che si infila dove serve. È il palo che decide la partita e, paradossalmente, elimina anche il Deportivo.
Sugli spalti, nel frattempo, si consumava un piccolo campionario di emozioni palistiche. Da una parte i Gio Carioca, che si ritrovano improvvisamente agli ottavi di finale. Una qualificazione che probabilmente, poche ore prima, nemmeno i più ottimisti avrebbero pronosticato.
Poco più in là, invece, il clima era decisamente diverso. La nutrita rappresentanza dirigenziale del Deportivo Lo Stanzino, impeccabile come sempre nel proprio abbigliamento da consulenza immobiliare più che da serata estiva in Patronato, assisteva impotente allo svanire di una qualificazione che sembrava a portata di mano. E in mezzo a questi stati d'animo contrastanti c'era anche Marco Illotti. Vincitore della primissima edizione del Torneo di Palo nel lontano 1994, ha visto il figlio Paolo trovare il Golden Palo decisivo della serata. Un momento che probabilmente mescola orgoglio e rammarico. Trentadue anni separano quelle due immagini, ma raccontano perfettamente una delle caratteristiche più belle del TdP: le generazioni passano, il torneo resta
Per i Cicloni l'eliminazione è dolorosa. Lo si legge negli occhi di un gruppo che vive il Torneo con autentica passione e che tra le proprie fila annovera persino l'autore di "Ma che Palo ne so", l'inno che quest'anno risuona in continuazione tra BarH e Spotify. Per il Deportivo resta invece il rimpianto di essere arrivato a pochi minuti dalla qualificazione. Alla fine nessuna delle due continuerà il proprio cammino. Ma se il Torneo di Palo continua a esistere dopo oltre trent'anni, è anche grazie a serate come questa: partite che lasciano più ricordi che qualificati.
Quando una squadra nuova si presenta al Torneo di Palo, spesso il primo obiettivo è capire dove si colloca. Se poi quella squadra si trova a giocarsi la qualificazione contro i finalisti del 2024 e semifinalisti del 2025, la risposta arriva piuttosto in fretta.
I Lupi arrivavano all'ultima giornata del Girone E con la concreta possibilità di conquistare il passaggio del turno. Serviva però un'impresa contro quei Tu Quoque che fino a quel momento avevano attraversato il girone con la serenità di chi conosce bene queste situazioni. Dall'altra parte, infatti, c'era una squadra che negli ultimi anni ha frequentato con regolarità le zone nobili del tabellone e che anche quest'anno sembra intenzionata a presentarsi puntuale all'appuntamento con la fase finale.
A fare la differenza, almeno inizialmente, è proprio l'esperienza. I Tu Quoque prendono in mano la gara e trovano il vantaggio con Collautti. Poco dopo arriva anche il raddoppio firmato da Toffanin, uno di quei giocatori che negli ultimi anni ha contribuito a trasformare questa squadra in una presenza costante nelle fasi decisive del torneo.
Tra i protagonisti della serata c'è anche Nicolò Bettella, autore del terzo palo dei suoi. E proprio attorno alla figura di Bettella si rincorrono diverse chiacchiere tra il pubblico e i tavoli del BarH. Dopo aver già conquistato il Torneo di Palo con i Derrick e con i Gio Carioca, il veterano dei Tu Quoque sembra infatti aver scelto questa squadra anche per inseguire un obiettivo che appartiene alla storia più esclusiva del TdP: entrare nel ristrettissimo gruppo di chi è riuscito a vincere il torneo con tre squadre differenti. Un club nel quale, almeno per ora, siedono soltanto Andrea Galeazzo e Omar Calore.
La partita, però, non scorre senza tensioni. L'arbitro Fiorentin Enrico è infatti costretto a estrarre più cartellini del solito, evento piuttosto raro da queste parti. In una situazione che ha strappato più di un sorriso, finiscono sul taccuino i gemelli Pittaro Giorgio e Pittaro Giulio, rendendo non semplicissimo il lavoro di chi doveva tenere traccia degli ammoniti. Più serio invece il caso di Riccardo Randazzo, che rimedia l'ennesimo cartellino rosso della propria brevissima carriera palistica. Due presenze, due espulsioni: un dato che probabilmente merita una voce tutta sua negli archivi statistici del Torneo.
Nel finale Lorenzetti trova il palo che accorcia le distanze e rende meno pesante il passivo, ma il risultato non cambia più.
Per i Tu Quoque arriva il percorso netto: tre partite, tre vittorie e primo posto nel girone. Agli spareggi li attendono i Goderecci di Tosa, ma la sensazione è che questa squadra stia già guardando un po' più avanti. Per i Lupi termina invece un'avventura che, pur senza qualificazione, ha mostrato una squadra capace di stare in campo e competere. Un buon punto di partenza per chi potrebbe tornare nel 2027 con ancora più fame e qualche cicatrice in meno.
Quando si arriva all'ultima giornata dei gironi, capita spesso che una squadra giochi per qualificarsi e l'altra semplicemente per chiudere bene il proprio torneo. Questa, però, non era una di quelle serate. Per il Racing Stanza Grande la missione era chiara: vincere e blindare il secondo posto del Girone E. La Dark Palo Gang, invece, si presentava al campo aggrappata a una combinazione di risultati talmente improbabile da far impallidire anche i più esperti cultori delle classifiche TdP. Servivano una vittoria larga, incastri favorevoli e persino una certa attenzione al fronte disciplinare. Difficile? Molto. Impossibile? Non ancora.
L'avvio è vivace e nei primi dieci minuti il tabellone si muove già tre volte. Il Racing trova due pali con Mazzuccato ed El Hamdi, mentre per la Dark Palo Gang con il solito Alessio Baran. Nessuno però riesce a prendere davvero il controllo della partita e la sensazione è che la gara possa andare in qualsiasi direzione.
A metà primo tempo arriva anche un episodio destinato a generare discussioni da BarH. Un intervento particolarmente scomposto di un giocatore dello Stanza Grande porta l'arbitro a indicare il dischetto. Sulla dinamica dell'azione le testimonianze raccolte dopo la partita risultano sorprendentemente divergenti, come spesso accade al Torneo di Palo quando il ricordo degli eventi viene influenzato da birre, panini e punti di vista.
Baran continua a trascinare i suoi e realizza altri due pali che permettono ai giovanissimi del girone di presentarsi all'intervallo in vantaggio. Per qualche minuto, quella qualificazione che sembrava appartenere al regno della fantascienza torna addirittura ad affacciarsi nelle conversazioni dei presenti.
Nella ripresa emerge però l'esperienza del Racing. El Hamdi firma il pareggio e poco dopo La Torre trova il palo che completa la rimonta. Non è una vittoria travolgente, né probabilmente voleva esserlo. È semplicemente la vittoria che serviva.
Il 4-3 finale consegna allo Stanza Grande il secondo posto del girone e l'accesso agli spareggi, dove ad attenderlo ci saranno i Pole Pole. Per la Dark Palo Gang si chiude invece il TdP 2026, ma con una curiosa scena finale: pochi minuti dopo il fischio conclusivo, i ragazzi si presentano dall'organizzazione per reclamare le magliette ufficiali del torneo, non ancora consegnate. Del resto le vacanze sono alle porte e quelle maglie devono ancora fare parecchi chilometri. Perché certe squadre escono dal tabellone, ma non smettono di rappresentare il Torneo di Palo.
Se qualcuno avesse pensato di passare una tranquilla domenica sera al Patronato, allora probabilmente non sapeva cosa prevedesse il calendario. Perché quando leggi Calli – Duri, già il nome della partita sembra promettere battaglia. Difficile immaginare un accoppiamento più adatto allo spirito del Torneo di Palo.
Poi, scendendo nel pratico, da una parte ci sono i Calli: una squadra che negli ultimi anni ha collezionato quarti di finale, semifinali e persino Palloni d'Oro, ma che in questo Girone D sembra aver sviluppato una certa allergia alle vittorie semplici. Dall'altra parte ci sono i Duri, campioni del TdP 2024. E forse questo basta già a spiegare tutto.
La gara si accende immediatamente. I Calli partono come una macchina lanciata sulla tangenziale alle tre di notte e nel giro di pochi minuti Grieco trova due pali che sembrano indirizzare la serata. I Duri però non sono diventati campioni per caso. Con pazienza, esperienza e qualche inevitabile dose di mestiere riescono a rimettersi in carreggiata grazie alle marcature di Moscardo e Rossetto, riportando il punteggio in equilibrio prima dell'intervallo.
A bordo campo, nel frattempo, si consuma un'altra battaglia. La Pizza al Cubetto va letteralmente a ruba e quando arriva la notizia che le ultime teglie sono terminate qualcuno giura di aver visto più di un giocatore perdere improvvisamente concentrazione. Difficile stabilire quanto questo abbia inciso sulla partita, ma la coincidenza temporale rimane quantomeno sospetta.
Nella ripresa i Duri sembrano quasi accontentarsi del pareggio. Forse per la classifica favorevole, forse per il caldo, forse per lo smacco di aver scoperto che la pizza era ormai un ricordo. I Calli invece decidono di interpretare la serata come una versione palistica di Fast & Furious e continuano a tenere il piede schiacciato sull'acceleratore senza alcuna intenzione di amministrare. La Paglia riporta avanti i suoi, Moscardo risponde ancora e il 3-3 accompagna le squadre al Golden Palo.
Quando tutto lascia pensare a una lunga battaglia supplementare, basta invece una distrazione. La difesa dei Duri si fa sorprendere fuori posizione, i Calli trovano un filtrante perfetto e Stefano Berti, che di partite importanti ne ha viste parecchie fin dai tempi dei Lemme Lemme campioni, si ritrova a pochi centimetri dal palo. Da quella distanza non perdona.
Per i Calli è una vittoria pesantissima che rilancia le ambizioni di qualificazione e conferma che questa squadra, quando decide di accelerare, può mettere in difficoltà chiunque. I Duri continuano a guardare tutti dall'alto nel Girone D. Resta però il rammarico di aver perso il treno per una delle due migliori prime dei gironi Experts: nella fase finale ci sarà una partita in più da giocare e, come insegna la storia del TdP, nessuno farà sconti a nessuno.
La domenica del Girone F non metteva in palio soltanto punti e qualificazione. Nell'aria del Patronato aleggiava infatti una “minaccia “ben più concreta: il profumo della Pizza al Cubetto. Troppo presto dal BarH arrivavano notizie preoccupanti. Le pizze stavano uscendo a ritmo forsennato, la coda cresceva e qualcuno giurava che i gusti migliori sarebbero terminati prima ancora dell'ultima partita.
In questo clima di crescente tensione gastronomica, Mica Pizza e Fichi e Pole Pole scendevano in campo per completare il proprio percorso nel girone.
Fin dalle prime battute i Pole Pole sembrano però decisamente più concentrati sul rettangolo di gioco che sul menù della serata. Richichi rompe gli indugi quasi subito e Volpato gli fa compagnia poco dopo, indirizzando una gara che i ragazzi di Bagagiolo faticano a rimettere in carreggiata. Mentre da bordo campo qualcuno continua a consultare amici e parenti per avere aggiornamenti sulla disponibilità delle ultime teglie, sul terreno di gioco sono i Pole Pole a dettare il ritmo.
Nordio aggiunge il proprio contributo e la squadra, cresciuta partita dopo partita dopo il mezzo passo falso dell'esordio, continua a macinare occasioni e pali. I Mica Pizza e Fichi provano comunque a restare aggrappati all'incontro trovando una marcatura con Faggin e successivamente con Markarian, ma la sensazione è che i Pole Pole abbiano ormai preso definitivamente il controllo della situazione.
Nel frattempo, a bordo campo, si aggira un fotografo al seguito dei Mica Pizza e Fichi, impegnato a immortalare azioni, sorrisi e momenti della serata. Considerata la quantità di scatti prodotti, si invita il fotografo a taggarci nelle foto che posterà in modo che qualche immagine possa finire sui social del Torneo, a beneficio di chi era impegnato più a mangiare che a guardare la partita.
Nel finale Richichi e Volpato completano la propria serata personale e fissano il punteggio sull'8-2.
Per i Pole Pole arriva una qualificazione meritata, costruita con pazienza e con una crescita costante. Per i Mica Pizza e Fichi termina invece un'avventura che aveva lasciato intravedere ottime cose ma che si è complicata proprio nel momento decisivo. Il TdP 2026 finisce qui, ma per una squadra giovane e al secondo anno di vita il futuro sembra avere ancora parecchi ingredienti interessanti.
Quando il calendario propone Subo contro Gio Carioca, da queste parti non si gioca mai una partita come le altre. Troppi incroci, troppe maglie condivise, troppe estati passate dalla stessa parte della barricata.
Come se non bastasse, i Subo si presentano all'appuntamento privi del proprio condottiero. Mister Pappo Masiero è infatti costretto a dare forfait a causa di un tamponamento avvenuto nelle ore precedenti alla partita. Sulla dinamica del sinistro le autorità stanno ancora lavorando e, secondo alcune indiscrezioni raccolte al BarH, lo stesso JM non sarebbe completamente esente da responsabilità. C'è chi sostiene che stesse già studiando gli accoppiamenti della fase finale, chi invece parla di una distrazione causata dal profumo della Pizza al Cubetto che già invadeva il Patronato. La verità emergerà forse nei prossimi giorni. Fatto sta che per i Subo si tratta della seconda partita consecutiva senza allenatore e della seconda vittoria consecutiva.
La gara, almeno inizialmente, è più equilibrata di quanto il risultato finale lasci immaginare. I Gio Carioca, presentatisi in appena cinque effettivi, stringono i denti e per buona parte del primo tempo riescono a restare agganciati agli avversari. Del resto la posta in palio è importante: una sconfitta contenuta potrebbe ancora lasciare aperta qualche speranza di qualificazione attraverso il confronto con le terze degli altri gironi.
Con il passare dei minuti però il caldo comincia a pesare. I Subo aumentano progressivamente il ritmo e mostrano tutto il proprio repertorio fatto di esperienza, organizzazione e cinismo. Mbida apre la strada, Cecconi e Mazzucato allargano il divario, Varotto aggiunge il proprio contributo e la macchina gialla continua a produrre gioco senza particolari sbavature. I Gio Carioca rispondono con l'orgoglio di Bertotti, Peruzzo e Capuzzo, ma la sensazione è che la partita abbia ormai preso una direzione ben precisa.
Nel frattempo dal BarH continuano ad arrivare aggiornamenti inquietanti sulla Pizza al Cubetto, che sembra sparire a velocità superiore persino ai pali dei Subo. Qualcuno in campo appare più preoccupato per la disponibilità delle ultime teglie che per la differenza reti.
Il 13-4 finale consegna ai Subo un girone perfetto: tre vittorie, primo posto e la sensazione di essere una delle squadre più attrezzate dell'intero torneo. Per i Gio Carioca pare terminata invece un'edizione combattuta ma complicata, con la speranza qualificazione che sembra sfumata assieme agli ultimi tranci di pizza. Resta infine un interrogativo che anima già le discussioni del BarH: per la fase finale mister Masiero tornerà regolarmente in panchina oppure i Subo, vista la curiosa coincidenza statistica, proveranno a convincerlo a rimanere ancora qualche giorno lontano dal campo?
La partita tra Fiamme Gialle e Draguri sarebbe dovuta servire a chiudere il Girone F e a definire gli ultimi dettagli della classifica. Invece, già nel primo pomeriggio, è arrivata all'organizzazione una comunicazione che ha cambiato i piani : le Fiamme Gialle non erano in numero sufficiente per scendere in campo.
Del resto il torneo della squadra GialloVerde era stato complicato fin dall'inizio. Nelle prime due uscite avevano già dovuto fare i conti con assenze e disponibilità ridotte, riuscendo comunque a presentarsi e a disputare le gare con grande spirito di sacrificio. Questa volta però, complice un ulteriore infortunio maturato proprio nelle ore precedenti alla sfida, il conto non tornava più. E si sa che quando i numeri non quadrano nemmeno la Guardia di Finanza può fare molto….anzi!
Fatto sta che la partita non si è giocata e il regolamento ha assegnato ai Draguri il successo a tavolino.
I ragazzi in blu, però, erano arrivati al Patronato con largo anticipo e soprattutto con una gran voglia di giocare. Così, invece di limitarsi a incassare il 6-0 e tornarsene a casa, hanno trovato una soluzione molto più in stile Torneo di Palo: si sono divisi in due squadre improvvisate e hanno dato vita a una sfida interna. Da una parte i Draguri in divisa ufficiale, dall'altra i Draguri versione estiva, rigorosamente a torso nudo.
Per i Draguri arriva così il primo posto nel girone, risultato notevole per una squadra all'esordio assoluto composta quasi interamente da ragazzi del 2006 e 2007. Per le Fiamme Gialle si chiude invece un'avventura complicata ma affrontata sempre con correttezza, buon viatico per l’edizione 2027
Quando alle 22 scendono in campo Bafana Bafana e Ratti Pauli, il Girone B ha ancora parecchie cose da dire. I Bafana arrivano da una settimana particolare: dopo l'ottimo esordio contro i Giò Carioca è arrivata la sconfitta a tavolino contro i Subo, con relativo punto di penalizzazione. Una mazzata che avrebbe complicato non poco la corsa qualificazione per chiunque… non per loro, evidentemente. I Ratti, invece, cercano disperatamente i primi punti di un torneo che fino a quel momento aveva regalato più sofferenze che soddisfazioni.
La serata parte però con un problema cromatico. Entrambe le squadre si presentano infatti con la divisa amaranto e l'arbitro è costretto a ricorrere al più antico e rispettato strumento decisionale della storia del TdP: il testa o croce. La sorte condanna i Ratti Pauli all'utilizzo delle storiche casacche del torneo. Casacche che, vale la pena ricordarlo, sono entrate in servizio nel lontano 2009 e che da allora hanno visto passare generazioni di palisti, arbitri, presidenti, fidanzate, ex fidanzate e persino qualche parroco.
A fine partita, però, la numero 6 e la numero 9 risultano irrimediabilmente danneggiate. Resta da capire se si sia trattato della naturale usura del tempo oppure se il nome "Ratti" sia stato interpretato in maniera un po' troppo letterale dagli stessi giocatori che, per sfogare il nervoso, si siano messi a rosicchiare le casacche. L'organizzazione fa sapere che valuterà una formale richiesta di risarcimento danni.
In campo, intanto, i Ratti Pauli riescono anche a illudere il proprio pubblico. All'11' Nicolò Pastore trova il palo dell'1-0 e sugli spalti si accende l'entusiasmo. Qualcuno inizia perfino a fare conti e classifiche. Sarà purtroppo l'unica vera gioia della loro serata.
Nella ripresa i Bafana cambiano passo. Prima Francesco Bazzolo pareggia i conti, poi Elia Antonello firma il sorpasso. Da quel momento la squadra di Savioli prende il controllo della gara mentre i Ratti, complice anche l'ora tarda, iniziano a perdere terreno.
La partita rimane comunque vivace. In campo e sugli spalti si registra una notevole voglia di dialogare con il direttore di gara, segno evidente di quanto fosse apprezzato dai presenti (c'è dell'ironia?). Nel mezzo va segnalato anche un bellissimo episodio di sportività: Antonio Bonato conferma spontaneamente un palo favorevole agli avversari, gesto che raccoglie l'approvazione generale del Patronato.
Nel finale arrivano anche i pali di Scarani e ancora di Bazzolo che fissano il risultato sul 4-1.
Per i Bafana sono tre punti pesantissimi che li rilanciano in piena corsa qualificazione. Per i Ratti Pauli, invece, si chiude un TdP avaro di soddisfazioni ma non di affetto. Perdere una squadra così dispiace sempre: il loro pubblico è tra i più calorosi e rumorosi del torneo e il loro merchandising meriterebbe quasi una categoria a parte. La celebre maglietta con il palo assediato dai roditori resta una delle creazioni più iconiche viste negli ultimi anni al Patronato. I risultati passano, certe opere d'arte restano.
Così come resta evidente la delusione del Ratto Pipitone che, a fine gara, vaga per oltre un'ora per il Patronato — prima in maglietta, poi senza, poi nuovamente in maglietta — pronunciando frasi prive di apparente significato, ma che gli esperti di fauna palistica interpretano unanimemente come una sincera dichiarazione d'amore verso questo gioco.
Ratti, arrivederci all'anno prossimo allora. Ma anche al Bacaro Tour di settembre. E non dimenticate di citofonare all'ex presidente quando passerete al Bar Bella Fortuna.
Quando alle 21 in punto Poeti e Goderecci di Tosa scendono in campo, tutti sanno che la posta in palio è altissima. Non si tratta soltanto di evitare l'ultimo posto del girone: in gioco c'è una concreta possibilità di rimanere aggrappati al treno delle migliori terze e continuare a sognare la fase finale.
I Goderecci partono come se qualcuno avesse promesso loro una doppia porzione di panini onti per ogni chilometro percorso. Corrono, pressano e arrivano dappertutto prima degli avversari. Dopo appena tre minuti Fuselli (a cui tutto si può chiedere, tranne di risolvere un banalissimo 7 meno 3… diciamo che la matematica non è esattamente il suo forte) trova il palo del vantaggio e conferma l'impressione iniziale: i ragazzi in maglia Goderecci sono entrati in campo con intenzioni molto serie.
Poco dopo arriva anche un'occasione destinata a entrare negli annali del campionato parallelo delle palle perse. Un tiro dei Goderecci prende infatti la direzione del campanile di Cristo Re con una traiettoria che per qualche secondo fa temere una variazione al programma delle campane della domenica successiva. Fortunatamente il patrimonio parrocchiale rimane intatto.
I Poeti, dal canto loro, non stanno certo a guardare. Creano occasioni, costruiscono gioco e in più momenti danno la sensazione di poter prendere in mano la gara. Il problema è che continuano a divorarsi più pali di quanti panini stia fagocitando il pubblico presente. Qualcuno al BarH sostiene che il profumo dei panini, delle patatine e delle bibite stia annebbiando la vista agli attaccanti. Teoria difficile da dimostrare scientificamente, ma che trova numerosi sostenitori tra gli spettatori presenti.
A metà gara arriva il pareggio di Alexander Clara, che sembra rimettere tutto in equilibrio. La partita però continua a vivere di episodi e, nella ripresa, è Ruffin a trovare il palo che si rivelerà decisivo per il 2-1 finale.
Per i Goderecci il successo assume ancora più valore se si considera l'assenza, per la terza gara consecutiva, di Luca Coda. Il talento della squadra si era autoescluso dalla rosa prima dell'inizio del torneo in una vicenda che, tra versioni ufficiali, indiscrezioni e interpretazioni da BarH, ha ormai assunto contorni quasi leggendari. Le ultime voci parlano però di una mediazione in corso, affidata addirittura a un consulente esterno. Se l'operazione andrà in porto, lo si potrebbe rivedere già nella fase a eliminazione diretta.
La vittoria permette ai Goderecci di chiudere il girone a quota tre punti e di restare in attesa dei risultati degli altri raggruppamenti per capire se basteranno per entrare tra le migliori terze. I Poeti salutano invece il TdP 2026, ma per il presidente-giocatore-allenatore "Giuliucci" il problema è relativo: con lo stuolo di pubblico femminile che riesce a portarsi dietro a ogni partita, potrà finalmente dedicarsi esclusivamente a quello. Mentre tutti gli altri, mestamente, continuano a invidiarlo.
C'era una discreta attesa attorno a quella che, almeno sulla carta, rappresentava la finale del Girone C. Da una parte la Mala del Force, campione in carica e ancora a punteggio pieno. Dall'altra i Lungodegenti, squadra che porta in campo una discreta fetta della storia del TdP. In palio non c'erano soltanto i tre punti, ma anche il primo posto del girone e una candidatura molto seria al passaggio diretto ai quarti.
La partita, però, impiega un po' a decollare. Nei primi minuti si vedono più passaggi prudenti che vere occasioni, quasi che entrambe le squadre stessero studiando il meteo o, più verosimilmente, fossero inebriate dal profumino dei panini onti che si alzava da bordo campo. E proprio mentre dalla piastra iniziano ad arrivare i primi aromi della serata, la Mala comincia lentamente a scaldarsi allo stesso modo. Prima Zulian rompe l'equilibrio, poi Duranti e Breveglieri allungano fino al 3-0 con cui si chiude la prima frazione.
Il risultato è già significativo, ma racconta solo in parte quanto visto sul campo. I Lungodegenti provano a restare agganciati alla partita e costruiscono anche una bellissima azione corale che porta il numero 14 (n.d.r. come se tutti i lettori conoscessero a memoria i numeri di maglia dei giocatori... ma se il nostro bordocampista così riferisce, noi riportiamo fedelmente e lo ringraziamo pubblicamente per il prezioso lavoro sporco che svolge) a divorarsi un palo che molti al BarH avevano già contato sul tabellone. La Mala, per non essere da meno, restituisce immediatamente il favore sbagliando un'occasione altrettanto clamorosa. È uno di quei momenti in cui il pubblico ride, si mette le mani nei capelli (Egi escluso per ovvi motivi) e ordina un'altra birra (Egi escluso, nuovamente, per ovvi motivi).
Nella ripresa la partita prende definitivamente la strada della Mala. Frasson, ancora Breveglieri, Duranti e poi Sartori e Zulian completano un parziale che certifica la superiorità dei campioni in carica. I Lungodegenti trovano comunque due pali con Faggin e Bottin, utili più che altro a rendere il passivo meno severo.
A pesare, probabilmente, è stata anche l'assenza di Don Piercla. Il riferimento spirituale e tecnico dei Lungodegenti era infatti impegnato a guidare le proprie pecorelle lontano dal Patronato e non ha potuto dare il suo contributo. I compagni sperano naturalmente di ritrovarlo nella fase finale, dove l'esperienza di uno che ha superato i cento pali in carriera non si sostituisce facilmente.
La Mala chiude così il girone a punteggio pieno, con una differenza pali che profuma di pass diretto ai quarti di finale. I Lungodegenti, nonostante la serata storta, archiviano comunque il secondo posto e si preparano agli ottavi. Per entrambi il torneo continua. E, conoscendo il loro curriculum, nessuno avrà voglia di incontrarli troppo presto.
A chiudere la serata ci pensano due delle squadre più giovani e atletiche dell'intero torneo. Il risultato è una partita giocata a ritmi altissimi, dove spesso sembra che il pallone faccia fatica a stare dietro alle gambe dei protagonisti.
Fin dalle prime battute si capisce che non sarà una gara per deboli di cuore. I Duri provano a prendere in mano il gioco affidandosi alla precisione di Edoardo Calore, mentre i Cicloni rispondono con la freschezza e l'entusiasmo che da sempre caratterizzano questa squadra. Alessandro Calore tiene in scia i suoi con una doppietta che replica colpo su colpo ai centri avversari e l'equilibrio sembra non voler abbandonare il campo.
Nel mezzo c'è anche una grande occasione per i Cicloni, che falliscono un calcio di rigore e vedono sfumare la possibilità di mettere la testa avanti. Come spesso accade al TdP, gli episodi pesano. E proprio allo scadere del primo tempo Edoardo Calore si presenta su un tiro franco e fa quello che gli riesce particolarmente bene: colpire il palo. Il 3-2 manda i Duri all'intervallo con un vantaggio tanto prezioso quanto fragile.
La ripresa si apre nel peggiore dei modi per i Cicloni. Dopo appena un minuto Elia Moscardo trova il palo del 4-2 e sembra indirizzare definitivamente la sfida. I Duri sono organizzati, aggressivi e danno l'impressione di essere ovunque contemporaneamente. Per lunghi tratti sembrano giocare in più degli avversari.
I Cicloni però hanno il merito di non arrendersi mai. A guidare la riscossa è capitan Pietro Marinaro, che dopo aver richiamato all'ordine i compagni trova il palo del 4-3 e riapre completamente la contesa. Da quel momento la partita diventa una battaglia sportiva bellissima da vedere. I Cicloni si riversano in avanti alla ricerca del pareggio e più volte fanno trattenere il fiato al pubblico presente, sfiorando il palo che avrebbe portato tutti al Golden Post.
Alla fine, però, il fortino dei Duri resiste. Arrivano altri tre punti che valgono la qualificazione matematica e il primo posto nel Girone D con una giornata d'anticipo. Ora l'obiettivo diventa uno solo: conquistare uno dei due migliori primi posti che garantiscono l'accesso diretto ai quarti di finale. I Cicloni restano invece pienamente in corsa. La sconfitta lascia amarezza, ma una prestazione di questo livello conferma che la qualificazione è ancora tutta da giocare negli ultimi quarantasei minuti del loro girone.
Se la prima partita della serata aveva messo in palio punti pesanti, la seconda ha regalato uno dei migliori spettacoli visti finora in questa edizione del TdP. In campo due squadre che non hanno alcuna intenzione di nascondersi e sugli spalti un pubblico degno delle grandi occasioni.
I Calli arrivano accompagnati da una nutrita rappresentanza di Madonna Pellegrina, riportando alla mente le storiche estati delle Lemme Lemme P, di cui conservano buona parte dell'eredità tecnica e folkloristica. Dall'altra parte il Deportivo Lo Stanzino gioca praticamente in casa e può contare sul sostegno di molti habitué del Patronato, oltre che sulla presenza di due pittoreschi personaggi che per tutta la serata si aggirano tra pubblico e panchina con fare sospettosamente istituzionale. A metà strada tra due Testimoni di Geova e due agenti immobiliari, si presentano come presidenti del Deportivo. Nessuno capisce bene se siano davvero dirigenti, venditori di appartamenti o stiano cercando di convincere qualcuno a sottoscrivere un mutuo. In ogni caso, al Torneo di Palo vale tutto e tutto fa colore.
Ma torniamo alla partita, che mantiene ampiamente le promesse della vigilia. Bellucco apre le danze per i Calli, ma il Deportivo risponde immediatamente con Calore Giovanni. Berti riporta avanti i suoi, Faccin ristabilisce nuovamente la parità e, quando Grieco firma il 3-2 che sembra poter indirizzare la gara, ci pensa Giardina a riportare ancora una volta tutto in equilibrio.
Nessuna delle due squadre riesce a prevalere nei tempi regolamentari. Da una parte l'esperienza e la qualità tecnica dei Calli, dall'altra l'organizzazione e la determinazione del Deportivo. Al termine dei 46 minuti il pareggio appare il risultato più giusto.
Si va così al Golden Post, situazione sempre rara e sempre affascinante. Qui ogni azione può essere quella decisiva e ogni errore può diventare fatale. Bastano però appena due minuti perché il Deportivo trovi il palo che chiude la contesa e scateni la festa dei propri sostenitori... e dei sedicenti presidenti-testimoni-di-Geova-agenti-immobiliari, che per alcuni minuti celebrano il successo come se avessero appena concluso una compravendita da milioni di euro.
Per il Deportivo arrivano due punti pesantissimi che cancellano la sconfitta inaugurale contro i Duri e rimettono completamente in carreggiata la corsa qualificazione. I Calli si devono accontentare di un punto, ma escono dal campo con la consapevolezza di aver disputato una partita di altissimo livello. Nel Girone D, intanto, la situazione si fa sempre più interessante: i Duri sono già matematicamente primi e possono ora concentrarsi sulla caccia a uno dei due posti che consentono di saltare gli ottavi e accedere direttamente ai quarti. Alle loro spalle, invece, regna ancora l'incertezza più totale. E quando il TdP arriva a questo punto, di solito, il divertimento è appena cominciato.
Dopo l'esordio contro i Pole Pole, le Fiamme Gialle si presentano nuovamente in formazione largamente rimaneggiata. Eppure, come già accaduto nella gara precedente, l'approccio alla partita è tutt'altro che timido. Anzi. I debuttanti del TdP dimostrano ancora una volta di avere qualità e personalità, prendendo in mano il gioco e trovando due pali nel primo tempo con Andrea Federici e Angelo De Meo. All'intervallo il vantaggio delle Fiamme è meritato e, per una buona mezz'ora, sembra poter arrivare la prima storica vittoria della loro avventura palistica.
Dall'altra parte, però, i Mica Pizza & Fichi hanno qualcosa in piu’ che al Torneo di Palo spesso fa la differenza: esperienza. Quella maturata negli ultimi 3 anni, nelle partite tirate, nei momenti in cui il cronometro inizia a pesare e ogni occasione può cambiare le sorti della patite.
Così, mentre le Fiamme calano leggermente alla distanza, i ragazzi di Bagagiolo crescono minuto dopo minuto. A guidare la rimonta è Giuseppe Cianci, che in tre minuti trova una doppietta pesantissima riportando il risultato in equilibrio. La gara si trascina poi sul filo dell'incertezza fino agli ultimi istanti, quando nelle vicinanze dalla sirena Sebastiano Banzato trova il palo che completa la rimonta e fa esplodere il nutrito pubblico pro Mica Pizza & Fichi.
Per le Fiamme Gialle resta parecchio amaro in bocca. Oltre alla sconfitta, c'è anche il rimpianto per un tiro franco non trasformato che avrebbe potuto quantomeno trascinare la sfida ai supplementari. Un episodio che pesa, soprattutto guardando una classifica che ora non concede appelli.
I Mica Pizza & Fichi conquistano invece tre punti fondamentali che li rilanciano pienamente nella corsa agli ottavi. Le Fiamme Gialle restano ferme a quota zero, ma dopo due primi tempi giocati ad altissimo livello sanno di avere ancora le carte per cancellare l’onta dello “zero” dalla loro classifica.
Se la partita precedente aveva raccontato il confronto tra esperienza e debutto, questa ha messo in scena una sfida tra due modi diversi di vivere il Torneo di Palo. Da una parte i Calli, eredi di una lunga tradizione che affonda le radici nei gloriosi anni dei Lemme Lemme; dall'altra i Cicloni, che ormai da diverse stagioni rappresentano il volto più giovane e rumoroso del torneo.
E infatti, attorno al campo, si è radunata praticamente tutta la gioventù del patronato. I Cicloni hanno trascinato sugli spalti amici, compagni e sostenitori, mentre i Calli hanno risposto esibendo il loro gigantesco stendardo, comparso in tribuna come un richiamo ai fasti delle grandi squadre del passato. L'atmosfera era quella delle occasioni importanti e il campo non ha tradito le aspettative.
I primi a colpire sono i Cicloni con Paolo Illotti, ma i Calli reagiscono da squadra navigata. Carlo Bellucco piazza una doppietta da campione consumato e Tommaso La Paglia completa il sorpasso, portando i suoi sul 3-1. Sembra l'allungo decisivo, ma i Cicloni hanno il merito di non disunirsi mai. Prima “Mago” Turetta accorcia le distanze proprio allo scadere del primo tempo, poi Pietro Minazzato trova il palo del 3-3 nella ripresa, rimettendo tutto in discussione.
Da lì in avanti la tensione sale e ogni azione sembra poter essere quella decisiva. Il pareggio porta infatti le due squadre all'Extra Time, evento sempre piuttosto raro al TdP. Nei dieci minuti supplementari nessuna delle due decide di speculare sul risultato: Calli e Cicloni continuano ad attaccare, sfiorano più volte il palo della vittoria e regalano al pubblico una coda di gara intensa e divertente.
Alla fine, però, il Golden Post non arriva. Il triplice fischio dell'arbitro sancisce una divisione della posta che probabilmente lascia entrambe con qualche rimpianto ma che, per quanto visto sul campo, appare il risultato più giusto.
In classifica il punto conquistato mantiene entrambe pienamente in corsa nel Girone D. I Duri restano davanti, ma Calli e Cicloni hanno dimostrato di avere tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagoniste nella lotta per la qualificazione.
C'era una certa curiosità attorno all'esordio delle Fiamme Gialle. Al BarH, per sicurezza, si stampano scontrini come se non ci fosse un domani: si sa mai. I finanzieri sono una delle novità di questa edizione; a parte qualche elemento proveniente dal Real Padova, per il resto si tratta di volti mai visti al TdP. L'interrogativo era quindi inevitabile: semplice comparsa estiva o possibile mina vagante del girone? Per buona parte del primo tempo la risposta sembrava orientata verso la seconda ipotesi.
I debuttanti partono infatti senza alcun timore reverenziale. Simone Quito timbra due pali in rapida successione e, insieme al centro di Di Pasquale, porta le Fiamme Gialle sul 3-1. Dall'altra parte i Pole Pole rispondono con Richichi e Gusso, restando pienamente in partita. All'intervallo il risultato è ancora apertissimo e tutt'altro che scontato.
Poi arriva la ripresa e cambia completamente il copione.
I Pole Pole prendono progressivamente le misure agli avversari e iniziano a macinare gioco con una continuità che le Fiamme Gialle non riescono più a contenere. A guidare la rimonta è soprattutto Nicolò Volpato, che decide di trasformare il secondo tempo in una personale dimostrazione di efficacia offensiva: cinque pali in diciassette minuti che spaccano definitivamente la partita. Nel frattempo arrivano anche il secondo centro di Gusso e il contributo di Prosdocimi a completare un parziale che non lascia spazio a repliche.
Dalla panchina mister Barsotti dirige le operazioni con crescente soddisfazione. Qualcuno sostiene che lui e Volpato abbiano tratto particolare ispirazione dalla colonna sonora della serata: la barista del BarH, evidentemente groupie dei Greta, aveva infatti praticamente monopolizzato la playlist del torneo. Se sia stato merito della tattica o delle canzoni non è dato saperlo, ma il risultato finale sembra suggerire che entrambe abbiano avuto il loro peso.
Per i Pole Pole arrivano tre punti pesantissimi che li portano a quota quattro e li avvicinano sensibilmente agli ottavi di finale. Le Fiamme Gialle escono sconfitte, ma con un primo tempo che lascia intravedere potenzialità interessanti. Nel Girone F nulla è ancora deciso: la qualificazione resta assolutamente alla loro portata, a patto di trovare quella continuità che, almeno per una frazione di gara, avevano mostrato di possedere.
Certe partite iniziano molto prima del fischio d'inizio. Questa, ad esempio, era già cominciata in tribunetta. Da una parte i Pal-Toh, che nel prepartita, sorseggiando birra, avevano elencato con precisione quasi notarile tutte le difficoltà della serata: assenze importanti, avversari più giovani, stanchezza accumulata dopo una giornata di lavoro e qualche acciacco qua e là. Dall'altra i Colpiti Da McKinley, arrivati al campo con un approccio diametralmente opposto. Dopo la sconfitta contro gli Scainari, un altro passo falso avrebbe complicato terribilmente il girone e la sensazione era che lo sapessero bene.
I primi minuti confermano subito le impressioni della vigilia. Meggiorin apre le marcature e, pochi istanti dopo, Conte raddoppia. I Colpiti giocano con fiducia, trovano spazi e muovono il pallone con buona continuità, mentre i Pal-Toh faticano a trovare ritmo e lucidità.
La ripresa non cambia il copione. Ancora Meggiorin, poi Chiumento, allungano ulteriormente il divario e portano il risultato su binari molto favorevoli ai McKinley. I Pal-Toh provano comunque a reagire affidandosi all'orgoglio e all'esperienza dei propri veterani. Schiavon accorcia le distanze e poco dopo arriva anche il palo di Kreko, il numero 146 della sua incredibile carriera palistica, un dato che da solo racconta un pezzo di storia del torneo.
Per un attimo sembra potersi riaprire la partita, ma Conte spegne definitivamente ogni tentativo di rimonta con il palo che vale il definitivo 5-2.
A fine serata il Girone A si riapre completamente. Gli Scainari volano a quota 6, mentre A Tutto Palo e Colpiti Da McKinley salgono entrambi a 3 punti. I Pal-Toh restano fermi a zero e vedono la qualificazione allontanarsi sensibilmente.
E se per i Colpiti la birra del dopopartita aveva inevitabilmente il sapore della liberazione, per i Pal-Toh forse la serata più piacevole l'ha vissuta uno degli assenti illustri. Giorgio Mazzucato era infatti al concerto di Zucchero. Considerando il risultato maturato sulla piastra, viene il dubbio che, almeno per una volta, abbia scelto il posto giusto dove passare la serata.
Dopo l'intensità atletica della gara inaugurale, la seconda sfida della serata ha offerto qualcosa di completamente diverso. Se Draguri e Mica Pizza & Fichi avevano giocato a ritmi da centometristi, Scainari e A Tutto Palo hanno riportato il TdP su coordinate più classiche: meno corsa, più esperienza, più letture di gioco e una quantità impressionante di tornei accumulati sulle spalle dei protagonisti.
La partita si apre subito con Borella Fulvio, ma la risposta di A Tutto Palo è immediata. Diego Badain ristabilisce la parità e soprattutto Pasqualino Basile si prende la scena con una doppietta ravvicinata che porta i suoi avanti. Per lunghi tratti sembra la serata perfetta per la formazione nata dall'intesa tra Sandro Mocellin ed Enrico Fiorentin (al momento in trasferta oltreoceano), con gli Scainari costretti a rincorrere.
Prima dell'intervallo è ancora Borella a tenere in linea di galleggiamento i suoi, ma la vera svolta arriva nella ripresa. Claudio Corvetti, al rientro dopo l'assenza nella gara inaugurale, ricompare sulla piastra come se non se ne fosse mai andato. Il suo ritorno era atteso e lui non tradisce le aspettative: due pali pesantissimi e una presenza costante nel gioco offensivo degli Scainari.
A proposito di Corvetti, si è presentato al campo con un entusiasmo particolare dopo aver scoperto quasi per caso che il suo nome compare addirittura in una delle canzoni dedicate al Torneo di Palo (ascoltatela qui). Una soddisfazione che, evidentemente, gli ha dato ulteriore motivazione.
Nel mezzo arriva anche il palo di Demiraj, mentre dall'altra parte Basile completa la sua tripletta personale tenendo aperta la contesa fino agli ultimi minuti. A Tutto Palo paga probabilmente una serata meno brillante del solito per Giuseppe Lazzarato, che questa volta non riesce a incidere come nella gara d'esordio e lascia qualche occasione per strada.
Gli Scainari, nonostante diverse scivolate che hanno fatto trattenere il fiato ai compagni, riescono però a uscire indenni e a portare a casa una vittoria preziosissima.
Con il 5-4 finale gli Scainari salgono a quota 6 punti e mettono un piede e mezzo negli ottavi di finale ed una mano e mezza sull’Ennesima Coppa del Nonno. A Tutto Palo resta fermo a 3 punti ma mantiene comunque il destino nelle proprie mani: lo scontro diretto con i Colpiti Da McKinley diventa ora uno dei crocevia più importanti dell'intero Girone A.
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